Considerazioni sul calcio italiano, internazionale, d'epoca e dei media

martedì 16 febbraio 2010

Il mio calcio


Ci tengo a specificare, dopo un anno e mezzo che scrivo più o meno saltuariamente di calcio in questo blog, cosa amo del mondo del pallone e cosa non digerisco. I motivi per seguire il calcio e i motivi per cui mi chiedo "perché perdo tempo?".

Amo il calcio che si gioca in Gran Bretagna, anche quello delle piccole squadre (che male c'è ad andare a vedere dal vivo Watford-Millwall di Championship?), anche se mi piace un sacco la Premier League, nella quale non riesco a trovare una squadra da tifare, eppure sono anni e anni che la guardo (simpatizzo per Arsenal e Tottenham: due squadre rivali, un qualsiasi tifoso delle due squadre non mi capirebbe), ma è nella FA Cup che provo invidia per il pallone d'Oltremanica. Mi piace il calcio d'epoca: guardare una foto di calcio d'àntan mi dà un piacere simile a quello che può offrire una bella pagina di letteratura. Per d'epoca intendo il calcio che va da quello dei pionieri di Inghilterra-Scozia 0-0 del 30 novembre 1872 a tutto il calcio degli anni Ottanta.

Mi piacciono le storie degli uomini di calcio che meritano d'essere raccontate per un gesto (Sindelar che si rifiuta di giocare per Hitler, il Lucarelli del Tenetevi il miliardo), per un'impresa sportiva (il Calais in finale di Coppa di Francia, la Grecia campione d'Europa, il Senegal ai Mondiali 2002), per una super-cappella o una super-prodezza.

Mi piace la Sampdoria, squadra che tifo sin da bambino e alla quale ho dedicato e sto dedicando tuttora un blog, nel quale conservo tutti i tabellini e commento tutte le gare, nel modo più neutrale possibile e non da tifoso. Seguo anche il Fano, squadra della mia città.

Poi ci sono i Mondiali. La quintessenza del football, il motivo che da solo basterebbe per spiegare una passione. Se posso, guardo ogni partita di Coppa del Mondo. E le coppe europee, anche. Che sono in terza posizione dopo Mondiali e FA Cup. Anche l'Europa League, non solo la Champions...

Non mi piace il calcio dei giocatori modaioli e/o felici della loro ignoranza; per come sono fatto vorrei che alcuni giocatori non parlassero mai di ciò che non sia inerente al calcio, perché eviteremmo spesso e volentieri di cozzare su un muro d'omertà (pensiamo al tema dell'omosessualità, sempre glissato) o a nostalgie fasciste (pronunciate magari da chi dice di amare Mussolini e intanto colloca la Marcia su Roma nel 1500), o a sfondoni che violentano la lingua italiana. Ma d'altronde, se uno fa queste domande, è logico che rispondano. E allora ecco Cannavaro che parla male di Gomorra perché non fa onore all'Italia, o Aquilani che sfoggia l'ammirazione per il Ventennio.
Omertà anche da parte dei giornalisti: tutti a scandalizzarsi per le parole di Capello sul calcio italiano, quando è certo che corrispondono a verità. O a minimizzare i sempre più frequenti episodi di razzismo (dire non ci sono negri italiani è razzismo, non c'è da discutere su questo: sveglia!).

Non mi piacciono i presidenti delle squadre che credono di essere al centro dell'universo (in Inghilterra spesso non si sa nemmeno il nome del presidente di una squadra). Quelli alla De Laurentiis, Cellino, Spinelli, Zamparini, Galliani.

Non mi piace l'invasione di calcio nei media. Posso vivere tranquillamente anche senza sapere che l'Atalanta ha fatto una seduta d'allenamento nel mattino e che ne sarà prevista un'altra nel pomeriggio. Quindi non adoro quel tipo di servizi giornalistici, così come non mi piacciono i giornali e i notiziari tv che si limitano a parlare delle tre big e che inventano ogni giorno notizie di mercato: il parlare di calcio non implica un'autorizzazione a dir bugie e quindi prendere in giro chi paga per leggerti o guardarti in tv, per vendere più copie o avere più audience. E poi non capisco il meccanismo: se domani scrivo su questo blog che l'Udinese è ad un passo da Lionel Messi, non avrò certo più visite...

Non capisco il giornalismo alla Crudeli, Pellegatti, Corno, Biscardi, Mosca, Mughini: showman travestiti da giornalisti.
E poi ci sono giornalisti fatti con lo stampino. Ora dicono tutti il "mancino" e non più il "sinistro". "Importante" è una specie di tic usato in ogni frase. L'ultima moda è "eufemismo": termine usato da tutti e spesso a sproposito. E poi perché dire che figura retorica usi? Usala e basta!
Non mi piacciono gli errori sui giornali. Fatti nel nome della fretta. Date un'occhiata ai tabellini di gazzetta.it dopo le gare: troverete giocatori che appaiono sia in campo che in panchina, punteggiatura sballata, scritte un po' in maiuscolo e un po' in minuscolo, minuti scritti un po' indicando il tempo e un po' col cronometro da 1 a 90, e senza criteri scelti, ad esempio in una formazione potremmo leggere: Del Piero (dal 13' st Amauri), Trezeguet (Iaquinta 87').

Mi annoia a morte la moviola. Eppure le trasmissioni parlano solo di quella.

Meriterebbero un discorso a parte violenza, fidejussioni taroccate, buffi, doping, curve politicizzate. Ovvero ciò che prova a inserirsi nel calcio, ma che calcio non è. Non mi dilungo su questi argomenti: nel blog l'ho già fatto spesso.

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