Considerazioni sul calcio italiano, internazionale, d'epoca e dei media

giovedì 24 giugno 2010

IL PEGGIOR MONDIALE DELLA STORIA AZZURRA

Il peggior Mondiale mai fatto dall’Italia, che per la prima volta esce di scena senza neanche una vittoria e senza essere mai stata in vantaggio neppure una volta. Eppure le avversarie erano Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Degli esordienti, la Slovacchia, e alcuni neanche professionisti, la Nuova Zelanda: il girone più facile di tutto il Mondiale… Il pareggio dell’Inghilterra con l’Algeria è molto più onorevole di quello nostro con la Nuova Zelanda, per dire. Ci sono i presupposti per richiamare in causa la disfatta nordcoreana del 1966.

Marcello Lippi si è perso nelle sue scelte, escludendo prima la qualità (i soliti nomi, Cassano, Balotelli, Miccoli, Giuseppe Rossi), negando di aver lasciato a casa dei fuoriclasse (perché ci prendi in giro, Marcello?) e estraendo poi le carte sbagliate dal suo mazzo di 23 giocatori. Che senso hanno Iaquinta e Cannavaro titolari in tutte e tre le gare e dentro per novanta minuti? Pazzini, Di Natale e Quagliarella lasciati incredibilmente fuori. Mah. O rispolverare Gattuso nel match della verità contro la Slovacchia?

Alla vigilia dell’incontro con gli slovacchi, Lippi aveva risposto seccato ad un giornalista spagnolo, che gli chiedeva perché i campioni del Mondo in carica giocassero così male. “Vedo che avete già rialzato la cresta, dopo la sconfitta all’esordio”. Dato che c’era, perché la cresta non l’ha abbassata un po’ lui, che nel 2010 non ha vinto neanche una partita e che ha avuto l’arroganza di pensare di rivincere i Mondiali lasciando a casa i migliori e mettendo in campo i fedelissimi ormai cotti?

Un errore enorme è stato a mio avviso quello di snobbare il flop (un altro) della Confederations Cup di un anno fa, nascondendosi dietro al fatto che fosse un trofeo di fine stagione privo di stimoli. Le prendemmo dall’Egitto (squadra addirittura assente in questi Mondiali) e dal Brasile, giocando un calcio pessimo.

Mi è sembrata un’Italia che non ha mai voluto affrontare i suoi problemi. Sbagliamo la Confederations Cup? Non è una coppa importante. Stecchiamo le amichevoli prima del Mondiale? Siamo ancora fuori forma. Sbagliamo le prime due partite del Mondiale? Siamo stati sfortunati perché abbiamo preso gol alla prima azione e anche nel 1982 iniziammo male.

E così siamo arrivati a giocare col terrore contro la Slovacchia, noi, i campioni del Mondo, loro, gli esordienti. Giocare con questo atteggiamento fino a quando pochi giorni prima il Ct diceva “questa volta non farò salire tutti sul carro dei vincitori” (come se fosse certo che su quel carro dovesse salire l’Italia) stride parecchio, almeno quanto sentire Zambrotta dopo il pari con la Nuova Zelanda dire “abbiamo dato tutto”. In quegli stessi giorni De Rossi parlava di “obiettivo minimo semifinali”. Beh, come si può arrivare in semifinale, se quando si dà tutto si pareggia con la Nuova Zelanda?

Apprezzo invece l’auto da fé di Lippi nel postpartita: “mi prendo tutte le responsabilità”. Onestamente, non poteva fare altro. E ora, forza Prandelli. Un’immagine più genuina del nostro calcio.

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