Considerazioni sul calcio italiano, internazionale, d'epoca e dei media

venerdì 10 settembre 2010

I morti di Mosca di cui non si conosce la verità: la strage del Luzhniki

Della tragedia sportiva di Mosca del 20 ottobre 1982, in Italia si sa ben poco. Allo stadio Luzhniki di Mosca (quello che nel 2008 ospitò la finale di Champions League), quel giorno morirono decine di persone, o forse centinaia. Le cifre ufficiali parlano di 66 morti, altre dicono 340. Il contesto era la gara d’andata dei sedicesimi di coppa Uefa, che vedeva opporsi i padroni di casa dello Spartak Mosca e gli olandesi dell’Haarlem. L’interesse per la gara non era quello delle grandi occasioni e in più la giornata era fredda (Mosca era innevata) e ventosa; così il numero di tifosi allo stadio era piuttosto esiguo. Proprio per questo motivo tutti i tifosi russi vennero sistemati nell’East Stand. Il problema è che solo un’uscita di quel settore venne lasciata aperta. Sul punteggio di 1-0 per i sovietici, molti tifosi lasciarono lo stadio con qualche minuto d’anticipo per evitare la calca all’uscita. Proprio mentre il flusso di persone si recava verso l’unica uscita, lo Spartak Mosca segnò il 2-0 con Sergei Shvetsov. Fu questo il fatto che scatenò l’inferno: nell’unico canale di uscita si vennero a creare degli scontri tra quanti volevano rientrare per festeggiare il gol e coloro che volevano uscire dall’impianto, ai quali vanno aggiunte le forze di polizia che intervennero per far sì che il flusso della gente fosse solo dall’interno all’esterno. È in questa ressa che sono morte le persone, di cui ancor oggi sappiamo poco. Figuriamoci per quelle dei feriti. I testimoni raccontano che a Mosca quella sera c’era un clima surreale: un andirivieni di ambulanze e un suono di sirene che divenne costante per tutta la notte.
È incredibile il lavoro che il regime russo fece minimizzando l’accaduto (nei giornali la notizia non occupò le prime pagine, tutt’altro. Solo un trafiletto sul Vechernyaya Moskva dove si parla di alcuni feriti in seguito a degli scontri!) e censurando alcuni decessi, dando altri motivi. Il tutto venne ovviamente fatto per non mostrare nessuna debolezza organizzativa.
Sergei Toporov, giornalista del quotidiano sportivo Soviet Sport, ha dichiarato: “Ancora oggi non sappiamo a quanto ammonta il bilancio delle vittime. Tutti i documenti che potevano fare luce sulle proporzioni del disastro sono stati distrutti: i documenti delle ambulanze, della milizia e degli ospedali. Sappiamo con certezza che molti dei tifosi dello Spartak, presenti allo stadio quel giorno, venivano da fuori Mosca. I loro certificati di morte riportano un’altra causa e un altro luogo di decesso”.
Anche i giocatori sono testimoni del tentativo di insabbiare il tutto. Sentiamo il capitano dell’Haarlem, Martin Haar: “Appena finita la partita siamo stati costretti dalla milizia a lasciare subito gli spogliatoi. Ma nessuno ci ha detto quel che stava succedendo. La notizia l’abbiamo scoperta solamente al nostro ritorno in Olanda”.
Un’altra testimonianza ci è offerta da Andrei Chesnokov, stella del tennis, allora sedicenne, presente quella sera al Luzhniki: “c’è stato come un effetto-domino nella calca. Solo io ho visto file di centinaia di persone a terra in fondo alle scale”.
Nel 1990 è stato eretto di fronte allo stadio un monumento in onore dei morti.
Il 20 ottobre 2007, le due squadre si sono riaffrontate in un match amichevole in memoria delle vittime, terminato per 2-2.
Le autorità russe non si sono mai volute prendere le loro responsabilità e hanno sempre dato la colpa ai tifosi stessi e mai alla scarsa organizzazione.  Ventotto anni dopo, alle famiglie delle vittime, non è mai arrivata una sola scusa dei fatti terribili di quella sera di ottobre. 

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