Considerazioni sul calcio italiano, internazionale, d'epoca e dei media

domenica 12 settembre 2010

La guerra del calcio tra Honduras e Salvador

Tra le storie più folli del calcio c’è questa, datata 1969. Per le qualificazioni ai Mondiali del 1970 si opponevano nella zona centro-nordamericana Salvador e Honduras. Era per entrambe un’occasione unica di approdare alla Coppa del Mondo: visto che non c’era il Messico tra i piedi (già qualificato in quanto ospitante), la qualificazione era alla portata. Le dodici squadre della Concacaf erano divise in quattro gironi. Honduras e Salvador avevano vinto i loro, qualificandosi per la semifinale. La vincente avrebbe sfidato in finale Haiti o Stati Uniti. I rapporti diplomatici tra le due nazioni erano ai ferri corti (in Honduras c’erano circa 300mila salvadoregni. Un emendamento del Ministero dell’Agricoltura dell’ Honduras sancì l’espulsione dal Paese di tutti coloro che avessero proprietà terriere senza essere cittadini honduregni. In pratica, espulse i salvadoregni dal territorio). La tensione la si poteva respirare l’8 giugno 1969 quando allo stadio Nacional di Tegucigalpa (Honduras) andava in scena l’incontro d’andata. I salvadoregni avevano cercato di ridurre al minimo indispensabile la loro presenza sul suolo ospitante. Ma tanto bastò per subire un lancio di pietre in albergo da parte di esagitati honduregni, misto a clacsonate che durarono tutta la notte al fine di impedire il loro sonno. E l’indomani, le ruote del pullman vennero tranciate. Nonostante queste traversie, la gara ha inizio e vede la vittoria per 1-0 dei padroni di casa con un gol al novantesimo di Wells.  Amelia Bolanos, tifosa salvadoregna di 18 anni che aveva guardato l’incontro in tv, si sparò un colpo di pistola al cuore, tanto era forte il dolore della sconfitta della sua squadra. Le furono tributati i funerali di Stato e venne dichiarata vendetta in vista del ritorno. Era diventata l’eroina nazionale del Salvador. L’Honduras dovette subire al suo arrivo in albergo lo stesso trattamento che avevano subito in precedenza gli avversari. Il lancio di sassi costrinse la nazionale honduregna all’evacuazione e al trasferimento in un altro hotel. Ci volle la scorta dell’esercito per portare gli ospiti allo stadio Flor Blanca di San Salvador, il 15 giugno. Gli scontri portarono alla morte di due tifosi honduregni e al ferimento di altri; al momento degli inni ci furono fischi assordanti e qualcuno riuscì a strappare la bandiera dell’Honduras. I padroni di casa ebbero vita facile contro un avversario intimorito: finì 3-0 (rigore di Martinez al 27’, Acevedo al 30’ e Martinez al 41’ i marcatori).  Per il regolamento vigente all’epoca, bisognava ricorrere ad uno spareggio in campo neutro. A Città del Messico, stadio Azteca, il 27 giugno in uno stadio blindato da 5000 agenti di polizia c’era un clima agitato e le due fazioni di tifosi riuscirono ad arrivare al contatto, specie a fine gara. Il Salvador vinse 3-2 ai tempi supplementari (i salvadoregni erano sempre andati avanti e sempre avevano subito il pari: Martinez al 10’, Cardona al 19’, ancora Martinez al 29’, Gomez al 50’ i marcatori nei novanta minuti; al 101’ Rodriguez siglò il definitivo 3-2 che valse la qualificazione alla finale contro Haiti). La guerriglia si scatenò a fine partita quando attorno allo stadio Azteca gli honduregni vennero alle mani con i supporter avversari che stavano festeggiando. Honduras ruppe quella sera stessa tutti i rapporti diplomatici col Salvador: era alle porte la guerra, che venne poi dichiarata dal Salvador il 14 luglio, al fine di proteggere i propri connazionali che vivevano in territorio honduregno (abbiamo detto che molti vennero espulsi; altri furono invece vittime di violenze). L’esercito salvadoregno era nettamente più forte e alla fine del conflitto le perdite erano di 700 uomini; per Honduras i morti saranno 5000 (2000 soldati, 3000 civili). L’attacco fu sia aereo che da terra. Venne sganciata persino una bomba a Tegucigalpa. L’OSA (Organizzazione Stati Americani) intimò il cessate il fuoco, ma il Salvador rifiutò l’ultimatum e aggiunse che la guerra sarebbe durata fino a quando i compatrioti non sarebbero stati al sicuro. Il conflitto durò solo sei giorni, dal 14 al 20 luglio 1969, ma fu molto sanguinoso e al conteggio dei morti vanno aggiunti circa 50mila soldati. La fine delle ostilità venne dettata dall’Alto Comando dell’Esercito del Salvador, quando Honduras riuscì a fermare una pericolosa offensiva. La guerra del futbòl (o delle cento ore, come venne poi ribattezzata) fu l’ultima della storia combattuta con aerei della Seconda Guerra Mondiale.
La pace fu resa possibile grazie all’intervento dell’OSA, che minacciò sanzioni economiche ad entrambi i paesi: al Salvador se non avesse fermato gli attacchi, a Honduras se non avesse reintegrato i salvadoregni espulsi.
Il trattato di pace vero e proprio venne firmato solo nel 1980: fino a quel momento i rapporti tra i due paesi non furono certo idilliaci.
Per la cronaca, il Salvador riuscì ad avere la meglio su Haiti nella finale e ottenne il pass per i Mondiali di Messico ’70. Nel 1982 in Spagna, si qualificheranno entrambe le compagini, proprio nella prima competizione dopo l’armistizio. 

Nella foto: la festa dei giocatori del Salvador dopo la vittoria di Città del Messico.

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