Matthias Sindelar è stato uno dei più grandi calciatori di sempre. Della sola Austria, il migliore. Giocava tra il centrocampo e l’attacco. Aveva il gol facile: con la nazionale di Hugo Meisl ne mise a segno 27 in 42 gare. Nacque in Boemia, a Kozlov, il 10 febbraio 1903: la Repubblica Ceca allora faceva parte dell’impero austro-ungarico. Amava la propria terra e per questo motivo decise di non trasferirsi mai all’estero, legando la sua carriera all’Hertha Vienna e all’Austria Vienna, oltre che alla nazionale. Negli anni Trenta era uno dei calciatori più famosi. Anche le aziende pubblicitarie cercavano lui per promuovere i prodotti. Reclamizzò orologi, vestiti e generi alimentari.
Nel 1938 Hitler annetté l’Austria. Era l’Anschluss. Sindelar si rifiutò di giocare per il Fuhrer e si ritirò dalla nazionale. Come scusa simulò infortuni o problemi legati alla carta d’identità che ormai ne rendevano scarse le prestazioni. Nel ’38, Sindelar aveva 35 anni. La sua ultima gara col Wunderteam fu il derby della riunificazione tra Austria e Germania. Era il 3 aprile del 1938: l’amichevole giocata al Prater sembrava dovesse terminare in parità, ma attorno al 70’ Sindi segnò il gol che turbò le autorità tedesche in tribuna, che dovettero assistere alla sua esultanza. Finirà poi 2-0 col raddoppio di Karl Sesta.
La sua morte è avvolta nel mistero. Morì nel 1939, il 29 gennaio. Qualche mese prima dello scoppio della guerra. Fu trovato morto nella sua casa di Vienna e insieme a lui c’era il corpo senza vita della sua fidanzata Camilla Castagnola, italiana di religione ebraica. L’autopsia ha rilevato come causa del decesso un avvelenamento di monossido di carbonio. Una tesi sostiene che sia stata una morte accidentale, per via di un camino difettoso. Altri, tra cui lo scrittore Friedrich Torberg (che dedicò una poesia alla morte del calciatore) dicono che Sindelar abbia deciso di suicidarsi in seguito all’Anschluss, perché non poteva sopportare l’idea della scomparsa dell’Austria in nome del Reich hitleriano. La terza tesi è quella più agghiacciante: è quella che sostiene che entrambi siano stati assassinati dai nazisti sia per il rifiuto di Sindi di indossare la maglia della nazionale, che per il rifiuto di iscriversi al Partito nazista. Tesi che trova sostegno anche nella religione della fidanzata di Matthias. E lo stesso Cartavelina (soprannome che gi venne dato per il suo tocco morbido nel controllare il pallone e che lo accompagnò per tutta la vita assieme a “Il Mozart del calcio”), oltre ad aver sposato una donna ebrea, pare che avesse lontane ascendenze ebraiche.
Nello Governato ne ha scritto la biografia per Mondadori: La partita dell’addio. Matthias Sindelar, il campione che non si piegò a Hitler.

0 commenti:
Posta un commento