"Visto da lontano, Arpad Weisz non è alto e non è basso. Non è bello e non è brutto. E' un uomo normale, nelle forme fisiche quanto nel volto. Eppure basta osservarlo qualche istante per non staccargli lo sguardo di dosso. Ha qualcosa di misterioso e insieme di magnetico, una faccia simpatica e intelligente, che si scopre lentamente. Il sorriso è vago e indefinito, ma possiede anch'esso una strana magia...È il momento più bello della sua vita e dista appena nove mesi dalla fuga dall'Italia, meno di quattro anni dall'inferno di Auschwitz, meno di sei dalla fine di tutto".
Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo, Aliberti, 2007.

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